Il Tour de France vanta una delle tradizioni più lunghe nel mondo delle competizioni. Ha fatto crescere la passione generazione dopo generazione e continuerà a farlo per molto tempo ancora. Per qualche famiglia, il Tour è una vacanza d’obbligo. La famiglia Dubois, di Parigi, ha assistito a tantissimi Grand Boucle. Ho avuto la possibilità di incontrarli nel 2016, quando facevano il tifo per Roman Bardet che vinse poi la 19a tappa. Louise Dubois (62) fu così gentile da invitarmi a casa sua a Zurigo per parlare della passione condivisa con la sua famiglia.

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Ero seduta nel sedile posteriore, con i miei nonni al mio fianco. Non c’erano cinture di sicurezza e fari accesi perché l’auto era davvero un rottame. Avevo una baguette in mano mentre tutti gli altri avevano delle sigarette. Il fumo mi ricordava la nebbia mattutina fuori dalla finestra. Ora tutto ciò sarebbe illegale.” Louise ride pensando al suo primo viaggio per assistere al Tour de France.

Era il 1964 e la sua famiglia si era accampata sotto la famosa salita di Puy. Il giorno successivo, la strada di montagna sì riempì con mezzo milione di spettatori. Durante il primissimo viaggio in famiglia per vedere il Tour, Louise (allora aveva solo 7 anni), è stata testimone di una gara che ha fatto la storia. Jacques Anquetil, la star del ciclismo, stava gareggiando contro Raymond Poulidor.

Jacques Anquetil (on the left) and Raymond Poulidor in the Puy-de-Dôme. © Profimedia, Roger Viollet

Mi ricordo il boato formato dalle grida delle persone. Era assordante. Non avevo idea di dove fosse la strada, ero immobile e abbracciavo la gamba di mio nonno. Poi lui mi prese e mi mise a sedere sulle sue spalle: finalmente riuscii a vederli. Mi ricordo esattamente le loro facce: uno stoico, come se non sentisse la fatica, l’altro cercava inutilmente di nascondere la sofferenza”. Probabilmente non serve specificare chi fosse chi. Jacques Anquetil era in testa della GC. Sapeva di dover solamente resistere il più possibile per minimizzare la distanza da Poulidor. L’ultima tappa era diventata una gara a tempo e lui era molto avvantaggiato rispetto ai suoi rivali, ma per la prima volta nella sua carriera, si rifiutò di prendere la decisione più sensata. Pedalò al lato di Poulidor perché non voleva dargli la soddisfazione di essere primo. La battaglia durò 10 km.

Verso la fine, Poulidor riuscì a superare l’avversario, ma solamente a poche centinaia di metri dalla fine. Tutto ciò non fu però abbastanza. Pochi giorni dopo, Anquetil conquistò il Tour per la quinta volta: un record.

“Siamo andati a molti altri Tour dopo questo, ma nessun ricordo è così forte come il primo. Sono passata dalle spalle del nonno alla mano di mia nonna, per poi salire sulle spalle di mio papà e finire ad avere solo l’abbraccio di mia mamma. Alla fine, l’unica cosa che è rimasta è il fumo”, dice la donna con un sorriso leggermente amaro, accendendosi una sigaretta. Successivamente arrivò il 1989 e Louise si era appena fatta una sua famiglia, giusto in tempo per sua figlia Marie di vedere un’altra tappa straordinaria.

Greg LeMond rides on the Champs Elysees during the last stage of the Tour de France on 23 July 1989. © Profimedia, AFP

“Ai tempi vivevamo a Parigi e mio marito mi chiese di andare a vedere il Tour: “dopotutto è la tua stupida tradizione di famiglia, no?” Luise ride al ricordo.

Tutti si aspettavano che fosse Laurent Fignon a vincere il suo terzo Tour. Tutti tranne Greg LeMond. Lui riusciva a gestire le tempistiche in un modo preciso, ma la tappa era di soli 24 km, troppo poco per poter guadagnare 50 secondi. O almeno questo era il pensiero comune.

“Mi ricordo che tenevo in braccio mia figlia e mio marito si lamentava di quanto LeMond sembrasse un Marziano, con il suo casco aerodinamico e quella bicicletta strana. Però era veloce, non aveva niente da perdere.”

Alla fine, il tempo di Fignon fu 58 secondi più lento di quello di LeMond. E tutti i giornali di tutto il mondo dovettero riscrivere gli articoli che avevano già preparato.

“Mi ricordo di aver pensato che ogni Dubois degno di far parte della famiglia deve vedere qualcosa di speciale durante il suo primo Tour.”

Bardet during the nineteenth stage on July 22, 2016 between Albertville and Saint-Gervais Mont Blanc.  Profimedia, AFP

Passiamo ora al 2016, quando io incontrai Louise, e tutto ciò successe di nuovo. Marie è ora una donna e anche lei ha un bambino. Suo figlio non ha nemmeno preso il cognome Dubois ed è nascosto sotto la sua mantella impermeabile mentre Romain Bardet pedala verso la vittoria sull’ascesa per il Monte Bianco. La famiglia mi invita nel loro caravan per celebrare quello che per loro sarebbe stato l’inizio della vittoria GC del francese.

Beh, sappiamo tutti che questo non è successo, ma Louise non si dà per vinta,

“I francesi devono solo aspettare il prossimo Dubois” dice sorridendo mostrandomi una foto scattata da un ecografia: Marie aspetta un altro bambino!

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