Quando si parla della tenacia e della forza di volontà necessarie per rialzarsi dopo aver incassato dei duri colpi o delle sconfitte, spesso si pensa all’immagine del pugile con il volto segnato dai montanti dell’avversario e con il corpo madido di sudore. Un’associazione abbastanza scontata è quella con il famoso boxeur italo-americano che una famosa saga cinematografica ha reso celebre in tutto il mondo. In effetti, non fa una piega. La metafora con la vita di tutti i giorni è piuttosto immediata: siamo un po’ tutti dei pugili barcollanti. Con determinazione e coraggio, continuiamo a saltellare sul ring della nostra esistenza, respingendo e provando a mandare al tappeto i problemi, gli imprevisti e i pericoli che si presentano sul nostro cammino. Già, tutto vero, ma che noia quest’immagine del pugile! È da troppo tempo che questo cliché viene riproposto in continuazione. Insomma, basta con “Adrianaaa!!!”, con le corse sulla scalinata e con il biondo nerboruto rivale sovietico!

Sarebbe bello trovare una nuova icona di riferimento per chi non intende arrendersi, nonostante le difficoltà, le avversità e la sfortuna. Magari un personaggio che faccia uno sport come il ciclismo, che tanto ci appassiona. Ma non un corridore famoso che disputa ogni anno il Tour de France e il Giro d’Italia. Piuttosto qualcuno che, senza l’appoggio di un team e dei compagni di squadra, ha avuto il coraggio di mettersi alla prova sulle strade e sulle salite di mezzo continente; qualcuno che ha dovuto fare i conti con la voglia di smettere, con la delusione, con la frustrazione; qualcuno che è riuscito a mettere da parte, per l’ennesima volta, le tante negatività ed è tornato in sella alla sua bici, macinando chilometri, affrontando la fatica, vincendo le sue paure e…forse è il momento di raccontare meglio la sua storia.

L’atleta Sean Conway è la prova vivente che non esiste un momento giusto per fermarsi o un numero esatto di tentativi da effettuare quando si cerca di realizzare un sogno. Infatti, venerdì 11 maggio 2018 Sean è arrivato nella città russa di Ufa, battendo, con nove ore d’anticipo, il record del mondo del giro d’Europa in solitaria. Il precedente primato, realizzato lo scorso anno, apparteneva a Jonas Deichmann. Oggi, il nuovo tempo messo a segno da Conway è di 24 giorni, 18 ore e 38 minuti.

Di sicuro un’impresa così impegnativa non sarebbe stata possibile senza fatica e sacrifici. Come dichiarato su Instagram da Conway, poche ore dopo aver terminato l’estenuante viaggio di 3.695 miglia (6.405 km), l’intera avventura gli è costata 6 anni e 60.000 miglia di corse in allenamento, innumerevoli preparativi e tre tentativi falliti. Secondo le sue stime, per questo giro da record, ha bruciato 125.000 kcal, ha fatto 2 milioni di pedate, ha patito uno stiramento muscolare e ha forato per ben tre volte. In più, ha avuto a disposizione un solo cambio di vestiti, ha visto due lupi morti, ha attraversato 9 paesi, ha dormito 19 notti in 24 giorni, e si è fatto solo cinque docce.

Il precedente tentativo, fallito lo scorso anno, è stato il punto più basso della vita sportiva di Conway: è riuscito a coprire 800 miglia in soli quattro giorni prima di subire un infortunio sui Pirenei che lo ha costretto a ritirarsi e a interrompere la corsa.

“Ammetto, ho commesso degli errori nel mio ultimo tentativo di conquistare questo record. Alla fine dell’estate scorsa, quando sono stato costretto a ritirarmi, ero molto demoralizzato. Mi sono chiesto a lungo se fosse stato il caso di provare ancora o lasciar perdere, pensando a cosa sarebbe successo se avessi fallito di nuovo.” Ma la passione e la voglia di spingersi oltre i propri limiti hanno avuto la meglio.

“Tornare in sella e riuscire a stabilire un nuovo record è stata una decisione davvero importante”, ha dichiarato Conway.

“Spesso le persone che non riescono a ottenere qualcosa tendono a scoraggiarsi e a rinunciare. Siamo troppo abituati a sentire storie di successo, ma quello che non viene messo in luce è il numero di tentativi che sono stati necessari per ottenere questi risultati.”

Non c’è da stupirsi che Conway, in seguito, abbia affermato che il passaggio dai Pirenei, dal punto di vista emotivo, è stato il momento più intenso dell’intero viaggio. Iniziando la sua avventura da Cabo da Roca, sulla costa occidentale del Portogallo, è riuscito a pedalare attraverso Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Repubblica Ceca, Polonia, Ucraina e Russia.
Qui è possibile vedere il tracciato (segnato dal GPS) dell’impresa di Sean.

“Nella vita non conta solo vincere e battere dei record, ma impegnarsi il più possibile e avere la certezza di non essersi risparmiati.” Non possiamo che essere d’accordo con Sean.

Di sicuro a questo valoroso ciclista non verrà proposto di girare un film dedicato alla sua impresa, ma per come ha saputo rialzarsi di fronte alle difficoltà, merita sicuramente tutta la nostra stima. Quando ci capiterà di essere stanchi e provati, in qualsiasi situazione ci troveremo, potremo fare riferimento all’esempio di Sean e immaginarci come dei corridori instancabili che continueranno a pedalare, nonostante tutto e nonostante tutti. Altro che Sylvester!

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