Monika Mixova (30 anni), originaria della Repubblica Ceca, è una rider di downhill che vive nel Regno Unito, dove ha cominciato a gareggiare nella categoria Elite, schizzando in cima alle classifiche dopo una sola stagione. Nel suo passato ci sono molti viaggi e un periodo di tre anni passati in Nuova Zelanda, dove ha incontrato il fidanzato Mike, originario del North Yorkshire (UK). Dopo due anni vissuti a Queenstown, anziché rinnovare i loro visti lavorativi, sono rientrati in Europa e più precisamente nel Regno Unito.
Da giovane, Monika praticava ciclismo su pista, ora invece gareggia per la Stif Mountain Bikes nel campionato inglese di downhill.

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Ci sono molte ragazze che corrono in mountain bike, ma poche prendono parte alle competizioni. Quando hai deciso di provare a partecipare a una gara?

Penso che la popolarità della mountain bike tra le donne, qui nel Regno Unito, sia cresciuta molto negli ultimi due anni. Molte ragazze vengono introdotte nell’ambiente dai loro ragazzi o amici e poi ci prendono gusto. Al giorno d’oggi, ci sono numerose giornate di formazione specifica per donne, in cui le ragazze possono acquisire la sicurezza che serve a partecipare a una gara di downhill o enduro a livello base. Per incrementare ulteriormente il loro livello, ci sono poi tre categorie femminili nei tornei nazionali: Open, Senior ed Elite. Quindi chiunque ha la possibilità di avanzare nel proprio percorso. Nel mio caso, è stato il mio ragazzo a suggerirmi di iscrivermi alla mia prima gara, qui nel Regno Unito.

È stato difficile cominciare a gareggiare nel Regno Unito?

Ho partecipato a un paio di gare minori (campionati Borderline/Gravity) e poi nel 2017 mi sono iscritta ad una gara nazionale nella categoria Senior. Non conoscevo nessuno all’epoca e non avevo idea di cosa stessi facendo. Sapevo correre su una bici, ma non sapevo cosa volesse dire gareggiare per davvero.
Per tutto il campionato del 2018 ho corso in categoria Senior e ho conquistato il titolo. Dall’inizio di quest’anno, invece, partecipo nella categoria Elite e la cosa ancora mi pare bizzarra! È successo tutto molto in fretta.

C’è differenza tra correre in mountain bike in Repubblica Ceca e nel Regno Unito?

Ho vissuto lontano dal mio Paese per molto tempo, perciò non sono sicura di poter fare un paragone. Nel Regno Unito c’è una community MTB molto grande e credo sia in parte dovuto al fatto che alcuni dei migliori rider MTB al mondo, sia uomini che donne, provengano da qui. La motivazione e l’ispirazione sono maggiori quando hai la possibilità di correre e gareggiare con regolarità al fianco dei migliori.

Qual è stata la tua miglior gara finora? Ce n’è stata qualcuna in cui ti sei trovata in difficoltà?

L’emozione che ho provato nel correre a Fort William è stata davvero unica. Ma in qualunque gara, al di là del risultato, il successo per me è tagliare il traguardo sapendo di aver dato il massimo.
Sicuramente, l’esperienza più difficile è stata correre con una costola rotta all’inizio dell’anno.

Senza dubbio, le gare di downhill e di enduro sono particolarmente difficili. Che tipo di rapporto si crea tra le ragazze che vi prendono parte?

Credo che, indipendentemente dalla loro categoria, le ragazze instaurino fra loro un rapporto fantastico: ad ogni giro ci si ritrova in cima alla collina a farsi una gran risata. Siamo tutte competitive, ma la gara è contro il tempo, non contro le persone, perciò non c’è motivo di avere antipatie.
L’esperienza più brutta è stata vedere una delle mie amiche cadere durante un allenamento e non riuscire a rialzarsi, a causa di una possibile lesione alla spina dorsale. Mi sono sentita impotente. È stata trasportata in ospedale con un elicottero, ora sta bene.

Sei persino apparsa su MBUK magazine mentre corri nella foresta. Com’è successo e cosa hai provato?

Mi alleno nella stessa zona di Mick Kirkman, uno dei fotografi di MBUK, e così ho fatto un paio di servizi fotografici con lui su alcune bici da testare. L’ultimo shooting è stato differente: Santa Cruz e Juliana stavano per lanciare delle nuove bici, e quindi Stif ha voluto una pubblicità a pagina intera su MBUK e alcune belle foto da inserire nel loro sito web.
Anche un altro famoso fotografo di sport estremi, Sam Needham, ha trascorso alcune ore con noi nei boschi della zona, e le sue foto di quel giorno sono straordinarie.

Saltare oltre le buche o scendere attraverso sentieri così ripidi richiede un’ottima gestione della paura. Ricordi alcuni degli episodi che ti hanno fatto più paura?

Adoro la sensazione che si prova un attimo prima di affrontare dei grandi salti con la mia bici da downhill. Non credo di avere paura, ma provo piuttosto una grande eccitazione. Penso di aver imparato come si calcola la grandezza e il tipo di salto, e so di potercela fare. Non mi cimento in nulla di stupido se so che supera le mie capacità: il salto sarà comunque lì la volta successiva.
I percorsi in discesa sono spaventosi solo quando ti fermi a osservarli dalla cima. È in quel momento che cominci a dubitare di te stesso. Per questo ho imparato a dare una rapida occhiata e poi partire. Credo di aver raggiunto un livello in cui ho fiducia nelle mie capacità e di solito funziona. E se non funziona… almeno ci ho provato.

I rider di mountain bike spesso subiscono lesioni; ne hai mai avute durante la tua carriera?

Certamente. All’inizio (quando ancora non avevo idea di ciò che stavo facendo) mi sono procurata una frattura vertebrale da compressione. Pochi anni dopo, mi sono rotta il polso sinistro a Queenstown, in Nuova Zelanda. Lo scorso anno mi sono fratturata la mano destra e quest’anno la cartilagine della costola. Ho avuto anche alcuni traumi cranici, innumerevoli lividi, danni alle ossa e ai legamenti… il più delle volte per colpa di errori banali. È per questo che oggi indosso sempre dei tutori per i polsi e il collo, nonché una protezione per la schiena.

Oltre che con la mountain bike, ti ho vista spesso correre in sella a moto da cross. Guidare una moto ti aiuta a migliorare le tue capacità, anche come rider di downhill?

Esercitarsi su motocross è faticoso, ma anche molto divertente. Al momento sto ancora imparando, ma penso che mi abbia senz’altro aiutato anche nel downhill. I percorsi sono irregolari e mi sono resa conto che, anche quando entrambe le ruote slittano, va tutto bene; l’importante è non farsi prendere dal panico, mantenere il controllo e guardare avanti.

Come ti sei procurata degli sponsor nel Regno Unito? È una cosa comune, per un rider, avere questo tipo di supporto o è stata pura fortuna?

Ho mandato una email a Stif Mountain Bikes nel dicembre 2017, chiedendo loro un qualunque tipo di supporto per la stagione 2018. Essendo totalmente nuova nell’ambiente e avendo alle spalle solamente tre gare, mi aspettavo un “no” o una risposta tipo “sconto del 10% sui guanti”. Invece gli sono piaciuti i miei contenuti su Instagram e il fatto che sapessi fare delle curve in appoggio da brivido, hanno visto in me del potenziale, e così nel febbraio 2018 mi hanno preso nella squadra con un’offerta che andava ben oltre ciò che io avessi mai immaginato. Ho l’onore di poter correre su biciclette Santa Cruz e Juliana e sono orgogliosa di poter rappresentare Stif agli eventi MTB.
Non penso sia facile essere sponsorizzati: bisogna poter offrire qualcosa di speciale, di differente. Non è indispensabile essere il più veloce, ma devi dare visibilità e trasmettere positività, ovunque tu vada. Nel mio caso, fare le curve in appoggio e impiegare molto tempo ed energie nei social media sono stati i fattori vincenti, insieme ad un pizzico di fortuna.

Quali sono i tuoi obiettivi per la prossima stagione?

Per questo inverno ho in programma di allenarmi molto sulla mia jump bike e provare a mettere in pratica alcuni trick che sto imparando sulla sabbia. Ho anche intenzione di partecipare di nuovo ai campionati nazionali di downhill e a qualche gara di enduro l’anno prossimo.
Il mio obiettivo è non farmi male e migliorare i tempi di quest’anno. Spero anche di poter tornare in Repubblica Ceca con la mia bici, ma non sono sicura di averne l’occasione il prossimo anno.

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