Ci sono storie che meriterebbero di essere raccontate milioni di volte e rimangono invece soltanto nella memoria di chi le ha vissute. E poi ci sono altre storie, che diventano leggende anche quando non ne sono all’altezza. Quella che vogliamo raccontare, è una storia degna di essere narrata più e più volte, perché nessuno dimentichi mai la prima donna a viaggiare attraverso la foresta pluviale amazzonica.

Condividi:

Louise Shuterland nacque in Nuova Zelanda nel 1926. Crescendo, era diventata una tipica brava ragazza perfettamente rispondente alle aspettative della società dell’epoca. La giovane Louise si era laureata ed aveva iniziato a lavorare come infermiera. L’unico problema erano i circa 100 km di distanza tra il suo posto di lavoro e la sua famiglia: ogni volta che Louise aveva nostalgia di casa, avrebbe dovuto intraprendere un viaggio di sette ore. Fortunatamente, questa storia non parla di una famiglia che si separa, al contrario! È la storia di una felice Louise che monta in sella, inizia a pedalare e trova il suo nuovo hobby preferito: la bicicletta.

Il viaggio cominciò a Calais, in Francia, e proseguì attraverso Belgio, Germania ed Italia, raggiungendo poi la Jugoslavia e la Grecia. Qui la giovane donna salì su un traghetto alla volta di Israele.
Essere un’infermiera qualificata fu una grande risorsa per il viaggio, dato che le permise di essere accolta in molti ospedali lungo il tragitto. Infine, Louise concluse il suo percorso in India, ultima tappa del suo viaggio intorno al mondo.

Cosa puoi fare dopo aver girato il mondo in sella ad una bici? Louise ebbe un’idea geniale: pedalare in solitaria per 4.440 chilometri, attraversando da est a ovest la foresta pluviale amazzonica. Mille volte le venne detto che sarebbe stata un’impresa impossibile, che divennero per lei altri mille buoni motivi per partire.

E così, a 52 anni, la Shuterland si sarebbe nuovamente messa in viaggio. Nessuno fino ad allora aveva mai osato la traversata dell’Amazzonia in bicicletta, il che era abbastanza comprensibile: le condizioni atmosferiche erano estreme e la strada Trans-amazzonica non era davvero la miglior via da percorrere. Ovviamente questo non fermò Louise. Ma a 130 km dal traguardo, scoprì che le piogge avevano reso impercorribile anche a piedi!

A quel punto, per la prima volta nella sua vita, Louise decise di arrendersi, di aspettare un aereo e volare via dalla foresta, .Dopo sei giorni di vana attesa, Louise si rese conto che molto probabilmente nessun aereo sarebbe arrivato a portarla via da lì, così rimontò in sella e, in qualche modo, riuscì ad uscire dalla foresta.
Tutta l’avventura impegnò Louise sette mesi.

Louise divenne amica di molti degli abitanti della foresta pluviale amazzonica, tanto che, più avanti nella vita, raccolse fondi per l’assistenza medica di quelle tribù.
Dopo quell’esperienza la sua vita si fece un po’ più tranquilla: trascorreva abitualmente sei mesi l’anno in Nuova Zelanda e i rimanenti sei in viaggio. Dopo aver visitato cinquantaquattro Paesi e aver messo sulle gambe più di 60.000 km, Louise Shuterland morì nel 1994 a causa di un aneurisma cerebrale. Di lei ci rimangono oggi due autobiografie e un’ultima frase di infinita saggezza: “Non sono mai stata sola. Avevo la mia bicicletta con cui parlare.”

Questo sito web utilizza i cookie.

Per maggiori informazioni sul trattamento dei dati personali tramite cookie e sui diritti dell’Utente, si rimanda all’Informativa sul trattamento dei dati personali tramite cookie e altre tecnologie web. Qui di seguito è possibile dare il proprio consenso al trattamento dei dati personali anche per finalità statistiche e analisi del comportamento dell’Utente.