Anche se amiamo la bicicletta, non sempre (e non ovunque) pedalare nel traffico cittadino è un’esperienza piacevole. I tram suonano il clacson, gli automobilisti vanno a zig zag…roba da mettere paura! Che alternative ci sono, per non rinunciare alla bicicletta? Andare sul marciapiede naturalmente! Ma siamo davvero certi che sia il luogo più sicuro?

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È quasi impossibile trovare un ciclista che non abbia mai corso sul marciapiede, anche se, nella maggior parte delle Nazioni, è proibito farlo.

I bambini pedalano sul marciapiede perché, prima di una certa età, non hanno il permesso di correre sulla strada e, anche se lo fossero, nessuno si azzarderebbe a farli andare in mezzo al traffico. Gli adulti invece optano per il marciapiede perché li fa sentire meno a rischio nei confronti delle auto.

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Tuttavia, pedalare su questa parte di pavimentazione stradale non riduce il pericolo: mentre i ciclisti si sentono più al sicuro infatti, i pedoni improvvisamente diventano i soggetti più a rischio, perché più lenti e quindi più vulnerabili. È fondamentale ricordare innanzitutto a cosa serve un marciapiede. La legge è chiara in merito e stabilisce un insieme di regole molto semplice per il suo uso abituale.

Guardando dal punto di vista del ciclista, è sicuramente più sicuro pedalare su un marciapiede vuoto piuttosto che su una strada molto trafficata. D’altra parte però, il marciapiede potrebbe non essere completamente deserto, e ciò comporterebbe un conflitto tra la sensazione soggettiva di sicurezza del ciclista e quella del pedone, comportando così un reciproco sentimento di fastidio tra le persone coinvolte in situazioni di questo tipo.

Un altro motivo fondamentale che spinge il ciclista a occupare il marciapiedeè che egli istintivamente calcola quanta fatica impiegherà scegliendo un percorso rispetto ad un altro: perciò penserà “preferisco fare 50 metri sul marciapiede piuttosto che seguire le regole e usare una strada che mi imporrebbe di fare 200 metri in più”.

Secondo un ciclista è senza dubbio più sicuro pedalare sul marciapiede deserto piuttosto che infilarsi nel traffico pesante.

E’ contro la legge

Qualunque sia il motivo per cui si va in bicicletta sul marciapiede, è legale soltanto in casi in cui venga esplicitamente consentito. In tutti gli altri, pedalare sul marciapiede è vietato e le forze dell’ordine sono autorizzate a multare i trasgressori, secondo le norme vigenti in ogni singolo Paese.

Nei primi mesi del 2017, la Metropolitan Police di Londra ha adottato un approccio diverso a questo fenomeno nel momento in cui ha deciso di scoprire cosa porta i ciclisti a violare questo divieto. I vigili hanno fermato i trasgressori ma, anziché multarli sul posto, hanno provato a chiedere loro i motivi che li avevano spinti a correre sul marciapiede. Grazie a questa semplice iniziativa si sono potuti identificare tratti stradali londinesi estremamente pericolosi nei quali, ad esempio, i genitori non avevano il coraggio di portare i propri bambini.

Chi sono dunque le categorie più a rischio nei confronti dei “ciclisti da marciapiede”? Innanzitutto le persone non vedenti e non udenti, che possono avere maggiori difficoltà nell’orientarsi rispetto ad altri pedoni e non sono assolutamente in grado di reagire rapidamente ad un mezzo che si avvicini ad alta velocità, come la bicicletta. Proibire di sfrecciare in bici sui marciapiedi non è un divieto fine a se stesso ma è utile per prevenire pericoli significativi. Pedalando sul marciapiede infatti si rischia che qualcuno, che non si aspetta di trovare biciclette in questa parte dell’asse stradale, si metta di traverso in qualsiasi momento. Ogni metro pedalato sul marciapiede, in un’area popolata di pedoni, potrebbe potenzialmente provocare incidenti.

Ciclisti ignorano un cartello che li avvisa della multa di 30 sterline per aver pedalato sul marciapiede di St. James Street a Brighton, nonché il divieto di andare contromano. © Profimedia, Alamy

Una scoperta sorprendente: non è affatto più sicuro

Nonostante i ciclisti usino il marciapiede soprattutto perché si sentono più sicuri negli spostamenti, molte ricerche contraddicono questa certezza. Nel 1998 la professoressa Lisa Aultman-Hall dell’Università del Vermont ha pubblicato uno studio che raccoglieva le testimonianze e l’esperienza di 1.600 intervistati residenti a Ottawa, in Canada. La ricerca, che esplorava diversi aspetti del comportamento dei ciclisti in città, evidenziò un’interessante scoperta: il numero di ciclisti che avevano subito un infortunio pedalando sul marciapiede risultava quattro volte maggiore rispetto a coloro che si erano feriti pedalando sull’asse stradale. Come poteva essere possibile?

La risposta sta in diversi motivi:primo fra tutti il fatto che, nella maggior parte dei casi, i ciclisti non si infortunano scontrandosi con un altro utente della strada ma spesso a causa dei loro stessi comportamenti. Non mantengono il controllo della bicicletta, perdono l’equilibrio, finiscono in tratti scivolosi, sottostimano la velocità che possono raggiungere, si scontrano con un ostacolo, sottovalutano una canaletta…in poche parole, cadono. Inoltre, spesso, chi decide di pedalare sul marciapiede è una persona con poca dimestichezza con il traffico cittadino normale.

La professoressa Aultman-Hall sostiene che spesso, chi sceglie di andare sul marciapiede, non possiede la capacità di valutare correttamente la situazione né la giusta esperienza per pedalare vicino alle automobili o reagire velocemente agli imprevisti, cosa che di per sé è già un punto di partenza per farsi del male.

Tolleranza prima di tutto

Indipendentemente dagli studi e dalle leggi, i ciclisti non smetteranno mai completamente di viaggiare sui marciapiedi. Ma esiste una notevole differenza tra coloro che, con fare aggressivo, scambiano il marciapiede per una pista ciclabile e quelli che invece adattano la propria andatura al passo dei pedoni e, nel caso incontrino gruppi di persone più numerose, scendono dalla bici per portarla a mano.

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La soluzione migliore a questo problema sarebbe, tutto sommato, la reciproca tolleranza e il rispetto delle regole, che aiuterebbero tutti a rimanere dentro gli standard di legge. Inoltre la prevenzione e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sul tema possono sicuramente essere la risposta giusta al problema.

Un’ulteriore precauzione che potrebbe essere d’aiuto riguarda le infrastrutture ciclabili: ad esempio, introducendo corsie separate per i ciclisti sui marciapiedi, isolandoli in questo modo dagli altri utenti della strada, siano essi pedoni o mezzi a motore. E voi, cosa ne pensate? Considerate inconcepibile pedalare sul marciapiede o, tutto sommato, è un peccato che ogni tanto commettete?

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