Ogni anno vengono pubblicati report sui consumi, che mostrano come molti prodotti specifici per il pubblico femminile abbiano prezzi più alti rispetto al loro equivalente maschile. Dai rasoi ai calzini e, persino, agli accessori per biciclette, tutto fa parte di un atto discriminatorio nel quale le donne guadagnano meno e contemporaneamente pagano di più. Le aziende che producono biciclette sono state a lungo criticate per aver adottato un approccio del tipo “basta restringerlo e colorarlo di rosa” verso l’abbigliamento femminile e, sebbene ci siano sicuramente alcune grandi aziende che non lo ammetterebbero mai, questo modo di affrontare l’argomento esiste ancora.

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Naturalmente, ognuno è libero di comprare o non comprare qualsiasi cosa desideri; alcune donne preferiscono pedalare in completo fucsia, mentre altre acquistano prodotti della linea maschile: in ogni caso va bene ugualmente. Il problema è che, soprattutto quando si tratta di taglie medie o forti, l’assortimento per le donne è davvero molto limitato. Oltre alla richiesta di pagare un sovrapprezzo, la ridotta possibilità di scelta rende molto difficile per alcune di loro continuare a fare progressi nello sport che amano.

We Love Cycling ha parlato con un gruppo di donne della loro esperienza con la “pink tax” e della scarsità di opzioni che ne consegue, cercando di trovare una possibile soluzione.

La mancanza di scelta

Come puntualizzato da Sophie V., in molti casi la tecnica sembra essere “restringilo (come se le donne avessero tutte la stessa forma e taglia), coloralo di rosa (come se non ci potessero piacere altri colori oltre a quello), aumenta il prezzo del 15%”. È vero che per decenni, in tutti gli sport, l’abbigliamento femminile ha privilegiato l’aspetto piuttosto che la funzionalità; in questo senso ci sono stati decisi miglioramenti, ma c’è ancora una chiara attenzione del marketing rivolto alle donne, che pone enfasi su come queste appaiono piuttosto che sulle loro performance.

La “pink tax” è già inclusa?© lzf / DPphoto / Profimedia

Anche Michelle R. ne ha constatato la veridicità mentre compiva ricerche sui telai che stava cercando di acquistare: “Ho notato che i telai femminili in commercio, a volte avevano un livello di componenti minore rispetto ai modelli maschili della stessa fascia di prezzo, nonché una qualità inferiore dell’estremità superiore. A me il messaggio che arriva è che se sei una ciclista seria, con un budget altrettanto serio, devi comprare un modello di bici maschile; il che va bene per me che sono 1.75 ma forse non per le cicliste più minute.

Pagare di più per le taglie forti

Kathy L. trova che sia davvero difficile per le donne comprare abbigliamento da ciclismo che superi la taglia XXL. Ci ha spiegato: “Di recente ho provato a comprare una giacca ripiegabile di taglia XXXL. Se fossi stata una taglia L/XL/XXL avrei avuto una grande varietà di scelta a prezzi accessibili, ma essendo una taglia forte, devo o comprare una giacca da uomo o farmene fare una su misura.”

We Love Cycling ha già posto l’attenzione sull’ottimo lavoro che stanno facendo marchi come Fat Lad at The Back, i quali sostengono ora di faticare soddisfare le richieste di taglie oltre la XXL. Ciò significa ovviamente che ci sono molte persone che desiderano comprare prodotti come questi e che quindi non c’è motivo per cui le taglie forti debbano essere vendute a prezzo maggiorato.

La mancanza di prodotti accessibili impedisce alle donne di fare progressi

L’abbigliamento femminile è quasi sempre più costoso di quello maschile © tdway / DPphoto / Profimedia

Oltre ad essere molto più costoso, spesso l’abbigliamento femminile da ciclismo offre una minore possibilità di scelta e non ha una fascia media. La stragrande maggioranza dei prodotti tende ad essere adatta solo a principianti oppure di fascia alta e quindi troppo costosa. Volendo potenziare il proprio abbigliamento sportivo, Stacy Z. dice di aver impiegato due anni per trovare scarpe da ciclismo adatte. “Sono andata in tanti negozi della mia zona e nessuno aveva nulla di più “avanzato”, o anche solamente oltre il livello base, per le donne. E scordatevi di trovare capi di misura 42 da poter provare prima dell’acquisto.”

Le donne allora dovrebbero comprare soltanto prodotti maschili?

Naturalmente, parte del problema può essere imputabile alla domanda. È opinione comune nel settore che i produttori creino marchi decenti per fare prodotti di livello base ma quando si parla di abbigliamento appositamente per donne esperte, c’è sostanzialmente il vuoto. Ruth S. si è rassegnata ad acquistare prodotti creati per gli uomini, perché almeno le costano meno: “Normalmente compro roba maschile perché c’è più possibilità di scelta. Il fatto che la produzione di abbigliamento femminile sia ridotta la rende poco conveniente poiché è sicuramente più economico fabbricare su larga scala.”

Ma dando per scontato che, nel ciclismo, il divario tra i generi femminile e maschile non verrà risolto a breve, esiste un modo per cui le donne possano evitare di pagare prezzi alti per avere prodotti meno performanti?

Acquistare prodotti maschili è un’opzione possibile, perché a volte la differenza tra i due tipo di oggetto è davvero minima. Ma in altri casi è invece molto evidente: le donne che scelgono una bici da uomo, ad esempio, sono spesso costrette a cambiarne il sellino, rischiando di vederne aumentare significativamente il costo. In determinate circostanze però, probabilmente è sufficiente chiedere.

Le donne rivendicano il loro spazio nel mondo del ciclismo. © KRISTOF VAN ACCOM / AFP / Profimedia

Non si può avere ciò che non si chiede

Michelle R. ci racconta che, quando ha comprato la sua ultima bici da strada, il suo negozio di fiducia (un rivenditore Trek) le ha cambiato sella, manubrio e pignone posteriore senza farle spendere un centesimo. “Ma ho dovuto chiedere, sapendo anche cosa chiedere; cosa che mi è stata facile perché, per stare più comoda, avevo già riadattato la mia bici precedente. Spero che il rapporto amichevole che ho avuto con chi lavora in negozio possa essere loro d’aiuto per proporre lo stesso mio trattamento ad ogni altra ciclista.

Molte aziende si stanno senza dubbio adeguando alle necessità delle donne e, così come scopriranno l’immenso potenziale di un mercato ancora poco esplorato, allo stesso modo tracceranno la strada che condurrà sempre più persone a praticare sport.

Più le donne continueranno a chiedere il loro spazio nel mondo del ciclismo, più i brand saranno costretti a prenderne atto e rispondere. Nel frattempo, se notate una discrepanza di prezzo o un vuoto nel mercato, non lasciatevi intimidire: chiamate le aziende e fate loro sapere che la cosa non vi sta bene.

Sbarazziamoci dello “ristretto e rosa” una volta per tutte!

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