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Usare il bambù per costruire bici può sembrare un’idea molto moderna e molto ‘green’. Beh, in realtà non proprio. Nel 1894, meno di un decennio dopo l’invenzione della bicicletta di sicurezza, l’inglese Bamboo Bicycle Company Ltd. presentò al pubblico i primi telai in bambù. Un anno dopo, negli Stati Uniti, furono brevettate le bici in bambù. Per la maggior parte dell’ultimo secolo, sono comunque stati materiali industriali come l’acciaio a fare la storia delle bici.

Ma adesso è tornato di moda il bambù. Il bambù è un legno, o meglio un arbusto, a crescita rapida, che eccelle per le sue qualità fin troppo elevate per essere vere. Con una resistenza alla trazione superiore a quella dell’acciaio e una forza di compressione superiore al calcestruzzo, il bambù è un materiale ideale per il telaio delle bici, offre un ottimo controllo delle vibrazioni e stabilità su terreni accidentati. E’ naturale al 100%, riciclabile e praticamente senza impatto ambientale rispetto ai metalli. Inoltre, dove cresce naturalmente, cresce alla velocità di una pianta infestante.

Forse non ti sembra la materia prima ideale per avviare un business, ma secondo Bernice Dapaah lo era. Laureata in amministrazione aziendale nel 2008, la giovane ganese si è unita ad alcuni studenti di ingegneria per avviare una delle iniziative più formidabili che si possano immaginare: costruire bici di bambù, istruendo giovani artigiani e donne, creando opportunità di lavoro in un paese con scarse prospettive di impiego, in modo ecologico, e usando un arbusto onnipresente nel sud del Ghana.

L’iniziativa dell’ONG fu così brillante da vincere un premio Seed nel 2010, appena un anno e mezzo dopo la presentazione del prototipo. Da allora hanno ricevuto una dozzina di premi internazionali, incentivi economici, e un fatturato in costante crescita in Ghana e all’estero. Al quotidiano inglese The Guardian, Dapaah ha dichiarato: “Seed ci ha fornito il supporto tecnico necessario per sviluppar un business plan, e anche molte piattaforme media. Da allora abbiamo continuato a crescere e a cercare di capire come ampliare il business nel migliore dei modi.”

Entro la primavera del 2015, Bernice Dapaah e il suo team avevano venduto più di 1000 bici, anche in Europa e in Nord America. Erano state addestrate circa 40 persone per costruire, riparare e gestire la manutenzione di bici in bambù, a Kumasi e nella regione di Brong Ahafo. Una volta imparato il mestiere, qualunque meccanico può trasferire la propria conoscenza ai suoi stessi apprendisti e assumere dipendenti, in modo da produrre bici su piccola scala in tutto il Ghana, visto che il materiale è disponibile ovunque.

“La mia parte preferita del lavoro è quando vado in officina a vedere i giovani al lavoro e mi rendo conto che sono in grado di guadagnarsi da vivere,” dice Dapaah al quotidiano inglese The Guardian. “Mi sento molto soddisfatta quando vedo che siamo riusciti a portare un po’ di sorriso tra la gente.”

In Ghana, le bici realizzate dal team di Dapaah sono vendute a circa 120 dollari. Un’alternativa accessibile alle mountain bike asiatiche, solitamente vendute usate per circa 80 dollari. Una volta spedite in Europa, il prezzo sale di sei volte, comprese le spese di trasporto. Ci sono poi anche aziende europee che producono bici di bambù in Ghana, e le vendono a un prezzo che va dai 1800 dollari in su. Negli Stati Uniti, il famoso produttore Craig Calfee vende bici in bambù d’alta gamma per oltre 4000 dollari, ovviamente dotate di attrezzature di ultima generazione, mentre i modelli venduti in Ghana hanno solo componenti di base di origine asiatica.

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