Nel 1911, l’esploratore norvegese Roald Amundsen e il britannico Robert Scott si sfidarono in una famosissima corsa verso il Polo Sud geografico. Amundsen e i suoi quattro compagni arrivarono alla meta il 14 dicembre, con cinque settimane di anticipo rispetto a Scott, che morì insieme agli altri quattro membri della sua squadra, durante il viaggio di ritorno.

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Dopo più di un secolo, è oggi in corso un’altra gara per raggiungere il Polo Sud, meno drammatica, meno conosciuta e meno rischiosa, grazie alle tecnologie e ai sistemi di localizzazione moderni. Tuttavia, si tratta comunque di una competizione estremamente impegnativa, sia perché, nonostante gli effetti del cambiamento climatico, l’Antartide è ancora un territorio selvaggio, freddo e pericoloso, sia perché il mezzo utilizzato per la sfida è una bicicletta.

La gara è senza dubbio meno drammatica perché, diversamente dalla sfida del 1911, non si tratta di un testa a testa come quello fra Amundsen e Scott. C’è infatti già stato qualcuno che ha completato il viaggio: nel dicembre 2013, l’avventuriera polare britannica Maria Leijerstam divenne, a 35 anni, la prima persona al mondo ad aver attraversato in bici il continente antartico, dalla barriera di Ross fino al Polo. A bordo di una bicicletta customizzata a tre ruote e con sedile reclinato, realizzata da Inspired Cycle Engineering, la Leijerstam percorse i 638 km in 10 giorni, 14 ore e 56 minuti: un tempo che rimane ancora oggi il record mondiale per l’impresa.

Il triciclo della Leijerstam aveva tre grossi pneumatici (11.4 cm) e un rapporto di trasmissione molto basso, che le permisero di scalare anche i tratti più ripidi del percorso (i Monti Trans-Antartici), dove si trovano pendenze superiori al 20%, fino a raggiungere un’altitudine di circa 3.000 mt. La bici serviva inoltre a trasportare l’equipaggiamento: carburante, tenda, sacco a pelo e strumenti per le comunicazioni, per un peso totale di 55 Kg.

Pedalando per giorni senza sosta, dalle dieci alle diciassette ore giornaliere, la Leijerstam raggiunse il Polo Sud più velocemente di qualunque altra spedizione sciistica precedente. Quella da lei percorsa era una rotta usata solitamente dai camion per il trasporto di carburante, perciò la neve era battuta. Tuttavia, la “strada” era rimasta inutilizzata per tre settimane e su di essa si era accumulata molta neve. Sebbene dicembre sia il mese migliore per affrontare la corsa verso il Polo, date le condizioni climatiche più favorevoli, la Leijerstam dovette affrontare neve, venti ghiacciati e temperature di -30°C (senza contare il gelo del vento), e perse l’8,2% del suo peso corporeo.

“Puoi allenarti e prepararti al massimo,” ha dichiarato la Leijerstam a Cycling magazine, “ma non sarai mai completamente pronto per una cosa del genere. Soprattutto in Antartide, perché quel luogo è una belva, capace di decidere cosa ne sarà di te, senza che tu possa fermarla. È un posto meraviglioso e feroce allo stesso tempo.”

A suo dire, correre su tre ruote fu un fattore essenziale per il successo dell’impresa. “Su una bici a due ruote, posso garantire che non sarebbe stato possibile affrontare tutti i tratti del percorso. Ci sarebbero stati punti in cui sarebbe stato necessario scendere e spingere la bici e, per me, non sarebbe stato un vero e proprio record ciclistico, ma un misto tra camminata, sci e ciclismo.”

Altri due ciclisti, l’americano Daniel Burton e lo spagnolo Juan Menendez Granado, raggiunsero il Polo Sud lo stesso anno, usando biciclette a due ruote e percorrendo una strada diversa e più lunga, ma dovettero sciare per gran parte del tragitto o scendere dalla sella e spingere la bici per lunghe distanze.

Un altro inglese, Sir Chris Hoy, campione mondiale e olimpico di ciclismo su pista, ha pianificato di battere il record della Leijerstam fin dal 2017. A quanto pare, però, non seguirà il suo consiglio di usare una bici a tre ruote: ha infatti testato in Islanda una bici a due ruote, con degli sci installati frontalmente. Ad ogni modo, ha rimandato più volte la sua impresa in quanto, parole sue, non ha trovato come sponsor “qualcuno abbastanza stupido da affrontarla con me”..

Sir Chris Hoy si gode una pausa caffè a Boxpark, Londra. © Nic Serpell-Rand / Shutterstock Editorial / Profimedia

La Leijerstam è emozionata di sapere che qualcuno voglia battere il suo record. “Adoro il fatto che un campione olimpico voglia superare il mio record in velocità”, ha affermato. “È emozionante e per me sarà davvero interessante vedere cosa accadrà, perché è di certo un uomo incredibile, con una capacità di concentrazione enorme, scrupoloso e in forma. Ma le condizioni di gioco sono completamente diverse.”

E se Hoy, o qualcun altro, riuscisse infine a battere il suo record? “Vedremo quale sarà il risultato e se ci sarà bisogno che io ci riprovi oppure no,” ha commentato. “Non è del tutto fuori discussione.”

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