È il sesto anno che vinci la gara di Mountain Bike organizzata dalla società informatica in cui lavori. Come nelle precedenti edizioni, hai staccato i tuoi colleghi e quelli degli uffici di Roma di più di un quarto d’ora. Anche per stavolta, non c’è stata storia. All’arrivo, i volti dei tuoi avversari, lividi di fatica e delusione, sembrano chiederti: “Ma come fai!?”. La premiazione è ormai diventata una consuetudine, non provi neanche quel piacevole brivido che avevi avvertito le prime volte. Anche i tuoi superiori ora ti chiamano “il mostro”. Durante la pausa caffè, nei giorni successivi alla gara, vieni continuamente omaggiato con pacche sulle spalle e disgustosi cappuccini della macchinetta offerti del collega di turno, che vuole celebrare ancora una volta il tuo indiscutibile successo. Qualcuno si è addirittura spinto a far stampare un poster con un’immagine del tuo volto, sapientemente adattata a Photoshop, sul corpo di un noto campione di Mountain Bike. Imbarazzante.
Per tutti, in quel piccolo contesto che è la tua realtà lavorativa, sei un eroe. Per tutti o quasi. Infatti un mattino, quando arrivi in ufficio, trovi due pagine fitte di testo sulla tua scrivania. Affianco, un messaggio anonimo scritto a pennarello: “Facile fare il fenomeno con i colleghi che ti ritrovi e sulla colline fuori città… Perché non provi questo?”
Afferri infastidito i due fogli e inizi a leggere…

There’s no other race like this. It’s a 1,000-mile, human-powered, ultra-endurance race across the Alaskan wilderness. The countdown is running, and only a couple of days are left to the start. Welcome to the Iditarod Invitational race!

Non esiste un’altra gara come questa. 1.600 km attraverso la natura selvaggia e incontaminata dell’Alaska: ecco cos’è l’Invitational Iditarod!

Per organizzare una competizione ciclistica per professionisti, serve una quantità ingente di denaro. E per attirare potenziali sponsor è necessario che la gara sia davvero unica: deve essere difficile, pericolosa e deve aver qualcosa di mai visto prima.
In altre parole, serve un buon piano di marketing. Ma questa gara è tutta un’altra storia: qualsiasi pianificazione si congelerebbe come un cubetto di ghiaccio.

Di cosa si tratta?

L’Iditarod Invitational è una gara che segue la storica rotta della corsa annuale di cani da slitta attraverso l’Alaska, che si svolge dal marzo del 1973. Un anno prima della competizione, i partecipanti devono terminare una gara introduttiva di oltre 500 km prima di poter accedere all’evento più impegnativo sulla distanza di 1.600 km. La gara è limitata a 50 concorrenti, che possono scegliere la modalità di viaggio (bici, sci o camminata) e la distanza della gara (oltre 500 km con destinazione McGrath o 1.600 km fino a Nome).
I coraggiosi avventurieri affrontano tempeste di neve, temperature sotto lo zero e venti molto forti, che possono far precipitare il termometro fino a -70 ° C.

Il percorso

Una delle tappe della gara è un insediamento abbandonato risalente all’epoca della corsa all’oro: Iditarod, che significa “un posto lontano” nella lingua nativa di Athabaska. Questo spiega tutto. Il tracciato attraversa un aspro paesaggio della tundra caratterizzata da foreste di abeti rossi, colline, valichi di montagna, laghi ghiacciati, paludi. Si passa anche da una zona priva di strade battute, tra Seward City e Nome, lungo la costa del Mare di Bering. Non esiste un percorso predefinito: ci sono solo dei check-point da raggiungere e oltrepassare. I partecipanti esperti sfidano, con rispetto, le tormente che rendono le strade invisibili e la neve che, accumulandosi incessantemente, nasconde i riferimenti necessari per orientarsi.

Biciclette e attrezzatura

La corsa è ideata solo per le fat bike: mountain bike modificate con pneumatici knobby (con battistrada molto spessi) gonfiati a bassa pressione per affrontare al meglio il terreno ricoperto di neve. A causa delle temperature estreme, il grasso della catena, la ruota libera e le altre parti mobili della bicicletta devono essere sostituiti da versioni speciali anti-congelamento. Considerando che non è prevista una vera e propria assistenza, i partecipanti devono portare con sé cibo, bevande, stufe portatili, coperchi, sacchi a pelo, vestiti, navigatore GPS e tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza. Questi materiali vengono trasportati in apposite sacche attaccate ai telai, ai manubri e ai reggisella. L’approccio di base consiste nel trovare un buon equilibrio tra due necessità: effettuare una corsa agile e leggera e disporre delle attrezzature indispensabili per sopravvivere. I ciclisti devono avere con sé anche dei guanti di scorta o dei riscaldatori chimici d’emergenza. Poiché gran parte della corsa si svolge al buio, tutti i partecipanti sono dotati di efficaci fari anteriori. Le batterie sono solitamente collegate tramite cavi e tenute vicino al corpo del corridore, per rimanere cariche il più a lungo possibile.

Strategia

Non è facile individuare delle attività o degli accorgimenti specifici per preparare al meglio questa gara. Mesi di allenamento sulla bici da strada, possono essere vanificati da una forte nevicata che costringe i corridori a spingere a mano la bici per metà del tracciato. Una competizione come Iditarod richiede la capacità di orientarsi nei fuori pista, un alto livello di resilienza e la forza mentale per sopportare la solitudine. A tal proposito, la gente del posto ha il grande vantaggio di essere abituata a queste condizioni difficili.
Un altro aspetto da considerare è dove testare le attrezzature nel caso si viva in un ambiente estremamente diverso dall’Alaska in inverno. Gli pneumatici possono funzionare in modo affidabile fino a -20° C, ma tutto può cambiare velocemente quando la temperatura scende sotto i -30° C. Cosa fare a questo punto? Smettere? Abbandonare? All’inizio della gara, nessuno prende in considerazione delle ipotesi simili. Ma dopo centinaia di chilometri, le cose cambiano. La determinazione può essere sopraffatta dalla fatica, mentre ci si trascina da un checkpoint all’altro.
Nonostante tutte queste difficoltà, nel 2015, il ciclista trentaseienne John Lackey, ha battuto il record del tracciato più corto con un tempo di 1 giorno, 18 ore e 32 minuti, migliorando il record precedente di 10 ore e il record della categoria cani da slitta Iditarod di 8 ore.
La corsa di 1.600 km è molto più difficile. Nel 2014 la rotta nord più veloce è stata effettuata da Jeff Oatley in 10 giorni, 2 ore e 53 minuti.

Come vestirsi?

I corridori, al momento della partenza, sembrano un grande esercito in tenuta antigelo. Sin dall’inizio, si vedono ciclisti che indossano maschere, occhiali, guanti, stivali invernali e caschi isolanti. Ci sono giornate più miti in cui è possibile pedalare con dei semplici guanti di lana sulle mani. Poi però, di colpo, le condizioni meteo cambiano e si è costretti a utilizzare guanti spessi e completamente isolanti.

In gara soli con sé stessi

In caso di imprevisti o incidenti, bisogna ricorrere all’auto-salvataggio. “Questa gara non è per tutti. Un errore nel momento e nel posto sbagliato, nel deserto dell’Alaska, potrebbe costarti le dita delle mani e dei piedi o persino la vita. Per coloro che non condividono questa filosofia, ci sono altre gare, con sentieri segnati e maggiore assistenza”, avverte il responsabile della gara Bill Merchant.

Curiosità

La gara di bob Iditarod Invitational, che ha ispirato la successiva versione in bicicletta, si tiene dal 1973 in memoria di chi, con coraggio, portò il siero anti-difterite a Nome nel 1925, anno in cui ci fu un’ampia diffusione della malattia.

Lance Mackey, leader nella Iditarod 2009, circa 30 miglia prima del checkpoint Unalakleet. (2009)

Una volta letto l’articolo, rimani per qualche minuto a riflettere su chi abbia potuto recapitarti un messaggio del genere. Evidentemente è qualcuno che non è riuscito a batterti in gara e adesso, eroso dall’invidia, vuole solo infastidirti.
Poi ripensi alle parole scritte a mano e realizzi che, in effetti, dicono la verità: cosa ci vuole a battere dei colleghi che hanno vent’anni più di te su un tracciato da principianti?
Allora prendi un foglio e un pennarello, scrivi convulsamente alcune parole e ti fiondi alla bacheca che c’è di fronte alle macchinette del caffè per affiggere il tuo messaggio: NEXT GOAL: Iditarod Invitational Race.
Firmato: il Mostro.

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