Come per quasi tutte le leggende, anche nei confronti della vita di questa donna straordinaria ci sono centinaia di domande senza risposta. Era una spia, un membro della Resistenza francese, o “soltanto” una talentuosa ciclista, proprietaria di un negozio di bici nonché narratrice di grande fantasia? Di certezze non ne abbiamo, ma di una cosa siamo sicuri: i miti sono sempre molto più intriganti della semplice realtà.

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Esistono molte diverse versioni sul modo in cui la britannica Eveline Alice Alexandra Bayliss, successivamente nota come Evelyn Hamilton, abbia trovato la propria strada nel ciclismo. Alcuni sostengono che sia stato il marito, John Hamilton, un ciclista entusiasta, ad averla introdotta alle meraviglie della corsa.
Qualcuno dice sia stato il cugino, vincitore di un Tour de France, a stimolare l’interesse di Evelyn, ma di questo cugino non si conosce l’identità. Comunque siano andate le cose, nel 1931 Evelyn compì il salto di qualità vincendo il primo Half-mile Sprint Handicap femminile e il trofeo Sporting Life, sulla vecchia pista in cemento dell’old Stamford Bridge.

Nel 1934, Evelyn percorse 1.000 miglia in sette giorni in sella a una bici Claud Butler; un’impresa che, un paio di anni più tardi, ispirò il produttore della bicicletta a costruire un telaio da corsa leggero, specifico per le donne, chiamato “Miss Modern”. Nel 1935, la Hamilton coprì la distanza di 700 miglia fra Londra e John O’Groats in quattro giorni e mezzo. Nel 1938 stupì tutti percorrendo 10.000 miglia in cento giorni.

Lo stesso anno Evelyn e il marito John (detto Jack) aprirono un bike shop a Londra, che rivelò l’innato fiuto per gli affari di questa donna straordinaria che, oltre ad ispirare “Miss Modern”, promosse anche biciclette di altri produttori nonché l’allenamento domestico per le casalinghe. Niente è più proficuo che incoraggiare le donne a rimanere in forma, non credete?

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, le cose si fecero difficili. Per ragioni non note, Evelyn si trovava a Parigi nel momento in cui i tedeschi occuparono la Francia. A quel tempo si presume lavorasse in un café frequentato spesso da ufficiali della Gestapo. Ma questo non le impedì di unirsi alla Resistenza francese e trasportare in segreto i partigiani su un tandem, sfrecciando lungo le vie di Parigi. Il suo bike shop a Londra divenne quartier generale della rete di spie composta da militanti della Resistenza, come lei stessa ha ricordato in un’intervista dopo la fine della guerra. Ma come ha potuto farlo, ci si chiede, se ha passato la maggior parte del conflitto in Francia? Bella domanda! La risposta rimane un mistero ancora oggi.

Poiché il suo nome compariva nelle liste dei ricercati dai nazisti, Evelyn sostenne anche di aver preso l’identità di una donna francese morta e affermò di aver sposato e aver poi vissuto con un uomo di nome Fernand Maurice Helsen.
Ma allora che fine ha fatto il precedente marito, John Hamilton? Chissà. Di sicuro sappiamo solo che la nostra misteriosa signora morì con il nome Evelyn Helsen, come si deduce sia dalla lapide che dal certificato di morte.

La Hamilton è davvero riuscita a sparare a un rapitore tedesco con una pistola in miniatura che teneva nascosta nello chignon, e poi scappare nel Regno Unito? E che dire di suo figlio, catturato dai tedeschi e mai più rivisto? E, per finire, dovremmo considerarla un’eroina di guerra?

Sembra che non saremo mai in grado di distinguere i fatti reali dalla finzione; a quanto pare, a Evelyn venne dato l’importante titolo di Croce di Lorena, una delle onorificenze riservate agli eroi di guerra francesi. Non restano tracce di quell’evento, ma di sicuro c’è che Evelyn usò quel simbolo sulle placchette del telaio delle sue biciclette, chiamate Lorraine Cycles.

Nel 1947 la Hamilton tornò in sella, intenzionata a battere il proprio record e, pedalando 12.000 miglia in cento giorni, ancora una volta riuscì nell’impresa. Tutto solo per dimostrare che le donne possono tenere lo stesso passo degli uomini.
Negli anni ’60 lasciò la carriera di ciclista su lunghe distanze e divenne la Presidentessa della Women’s Cycle Racing Association.

Evelyn morì nel 2005 alla veneranda età di 99 anni, lasciando ancora molti interrogativi sulla sua vita tanto straordinaria quanto affascinante.

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