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Nel 2013, la carriera del ciclista stuntman Martyn Ashton si è interrotta drammaticamente dopo che una brutta caduta a un evento Moto GP di Silverstone lo ha lasciato paralizzato dalla vita in giù.

I sensazionali numeri acrobatici che un tempo erano parte del repertorio di Ashton, frutto di una carriera ventennale in bici da crono, e che lo hanno reso una star di YouTube, sono diventati improvvisamente irraggiungibili. O almeno così sarebbe lecito aspettarsi da una persona nella sua situazione.

Già al momento dell’incidente Ashton era consapevole che le conseguenze dell’impatto sarebbero state sia gravi, sia permanenti. Eppure la sua positività e la sua ambizione non hanno tentennato nemmeno per un istante. Alla BBC ha dichiarato: “Ho passato circa un’ora a dirmi che sarebbe andato tutto bene… poi ho vissuto un momento fantastico quando sono entrato nella macchina per la risonanza; è lì dentro che ho creduto in me stesso.”

La carriera di Ashton, oggi 42enne, è iniziata con i trial di moto, per poi proseguire con i trial di mountain bike. Front man del Bike Tour dal 2002, è stato quattro volte campione del British Biketrail, ex campione del mondo di Expert Biketrial e detentore del record mondiale di salto in alto con la bici. Ha consolidato la sua posizione leggendaria nel mondo del ciclismo come stuntman, campione mondiale e responsabile di team, ed è tutt’ora un sostenitore attivo dei giovani ciclisti.

L’incidente del settembre 2013 non è stato il primo della sua carriera; si era già rotto la schiena nel 2003 durante una caduta aggravata da un atterraggio mal calcolato, ma questa volta è stato diverso. Questo incidente gli ha sconvolto la carriera e la vita, ma a quanto pare la determinazione, la positività e la grinta di Ashton sono rimaste le stesse.

Dal letto d’ospedale e con l’aiuto di amici e coetanei, Ashton ha montato e pubblicato il suo secondo film con le riprese dei suoi stessi numeri acrobatici prima dell’incidente, unendo i filmati girati da altre persone disposte ad aiutarlo. Cinque mesi dopo l’incidente è tornato a casa, con la nuova sfida di vivere in un ambiente nuovo, senza infermiere e senza assistenza, e adattando la casa alle sue nuove necessità.

In un primo momento, le barriere fisiche e psicologiche di sedersi e piegarsi lo hanno fatto “sentire fisicamente malato”, come ha dichiarato a Animal.co.uk, ma con lo stretching, la fisioterapia, il tempo e la capacità del corpo stesso di guarire, l’avversione è diminuita e poco a poco ha iniziato a capire il suo “nuovo” corpo.

Ispirato dai “superuomini” delle Paraolimpiadi del 2012, Ashton ha ricercato tutti gli esercizi e gli sport adatti alle parti funzionanti del suo corpo. Ha sviluppato un piano e aperto un blog, #TryBeforeJuly, con l’obiettivo di provare il maggior numero possibile di sport per disabili entro il successivo mese di giugno. Con grande stupore, la moto ed il ciclismo sono tornati ad essere una possibilità.

Ashton ha chiamato tutti i suoi contatti nell’ambito degli sport per disabili e si è appassionato all’handbike, iniziando ad allenarsi al Velodromo di Newport e dimostrando che l’incidente non ha di certo affievolito la sua voglia di velocità e adrenalina.

Nel luglio 2015, due anni dopo l’incidente, Ashton ha pubblicato un terzo film sul ciclismo, dall’impatto ancora maggiore rispetto ai numeri che lo hanno reso famoso. Nel documentario “Back on Track”, Ashton pedala una bici modificata lungo il percorso montuoso di Antur Stiniog nel nord del Galles, e la gioia e l’emozione sono palpabili.

La bici è dotata di seduta monosci (un attrezzo disegnato su misura per gli sport paraolimpici invernali); dopo una spinta iniziale, Ashton parte per la sua corsa con il supporto dei ciclisti Danny MacAskill, Chris Akrigg e Blake Samson al suo seguito.

Attuale sostenitore della fondazione per la ricerca sul midollo spinale Wings for Life e con l’obiettivo di aiutare altri disabili ad avvicinarsi al ciclismo, Ashton dimostra un’ambizione e un entusiasmo senza confini. Sarà forse il prossimo ciclista paraolimpico inglese? Chi può dirlo. Per ora è un modello e una fonte d’ispirazione per i ciclisti di tutto il mondo, e al quotidiano inglese Telegraph ha dichiarato: “Andare in mountain bike significa semplicemente uscire e divertirsi con gli amici”.

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