Qualche anno fa mi trovavo in un villaggio di pescatori su una piccola isola greca. Non una meta turistica inflazionata, ma un incantato angolo di paradiso animato da poche decine di abitanti. Un pomeriggio me ne stavo seduto in spiaggia, avevo appena fatto un bagno e osservavo, a pochi passi da me, un pescatore che sistemava delle reti da pesca a bordo di una piccola imbarcazione. Non parlavo con nessuno da diversi giorni, allora mi avvicinai e iniziai a fare alcune domande a quell’uomo schivo e silenzioso. Si chiamava Stavros, aveva all’incirca quarant’anni e faceva il pescatore da quando ne aveva dodici. Man mano che discutevamo mi accorgevo che la mia presenza non gli dava fastidio, anzi, sembrava quasi lusingato dal mio interesse.
Iniziammo a parlare del mare e della navigazione; in particolare gli feci alcune domande e osservazioni sulla sua barca, che, a mio parere, sembrava essere priva di ogni minima strumentazione necessaria alla navigazione. Lui, una volta sentite le mie parole, si fermò e sorrise. Fece una pausa di alcuni secondi, forse per articolare al meglio la sua risposta, e poi mi disse:
“La barca più sicura non è certo quella più grossa, ma quella condotta dal marinaio più esperto.”
All’inizio non diedi molto peso alla sua replica. Però a distanza di mesi mi venne in mente come la risposta di Stavros racchiudeva in poche sillabe una verità assoluta: solo conoscendo a fondo i pericoli e i rischi che una situazione comporta possiamo affrontarla al meglio.
E questo vale per chi attraversa i mari, per chi si arrampica sulle vette innevate, ma anche per chi usa la bicicletta per andare in ufficio…

Medici, istruttori, esperti di fitness, compagnie di assicurazioni sanitarie e compagnie di assicurazioni commerciali sono tutti d’accordo: il ciclismo fa bene alla salute, oltre ad essere uno sport molto divertente. Ma le statistiche mostrano che, in determinate circostanze, può essere piuttosto pericoloso. In collaborazione con la polizia, con i medici e con gli esperti del team di ricerca sulla sicurezza del traffico di Å KODA AUTO, faremo del nostro meglio per fornirti informazioni complete su come evitare di commettere errori, su come reagire in caso di emergenza e su cosa fare in prima persona per migliorare la situazione nella tua città.

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Vediamo quali sono le situazioni più pericolose che potresti incontrare in sella alla tua bici.

I ciclisti continuano a segnalare i torti subiti da parte dei conducenti d’auto, le pessime condizioni stradali e il comportamento dei pedoni indisciplinati. I dati, tuttavia, forniscono uno scenario diverso. Purtroppo, alcune statistiche indicano che il 60% dei ciclisti che perdono la vita in bicicletta siano i principali responsabili degli incidenti che li vedono coinvolti.

Come fanno i ciclisti a causare incidenti?

• Sono sprovvisti di luci quando pedalano al buio
• Si mettono in sella sotto l’effetto dell’alcool
• Vanno in bici in autostrada anche se è vietato
• Cambiano improvvisamente direzione
• Perdono il controllo della bici

Ora esaminiamo in dettaglio questi casi e alcune altre cause comuni di incidenti.

Perdita di controllo della bici 

Un collaboratore di ŠKODA AUTO e ufficiale di polizia, il tenente colonnello Jan Straka, afferma che la perdita del controllo della bicicletta sia una delle cause più comuni e più tragiche degli incidenti ciclistic.

Secondo le statistiche della polizia della Repubblica Ceca, le cause più comuni di incidenti ciclistici sono:

• Perdita di controllo della bici
• Distrazione
• Mancato adeguamento della velocità alle condizioni della strada
• Mancato rispetto della precedenza
• Guida nel senso di marcia opposto

In termini più concreti, le situazioni sopra menzionate includono l’inadeguata valutazione della velocità della bici, l’incapacità di frenare in tempo per evitare un ostacolo e altri errori che si possono commettere quando si guida una bicicletta. Il mancato adeguamento della velocità alle condizioni della strada e l’incapacità di rispettare la precedenza sono tra le cause più tragiche di incidenti.

Traffico a Brighton © Profimedia, Alamy

Andare in bici dopo aver bevuto alcolici

In questi anni c’è stata un’accesa discussione riguardante la possibilità di bere o meno prima di andare in bicicletta. Mentre alcuni paesi si interrogano sulla soglia di tolleranza, il limite d’alcol consentito in Germania è dello 0,16%. Un livello sufficiente a far perdere la lucidità necessaria per pedalare in sicurezza. La maggior parte delle persone è dell’idea che la migliore soluzione sia non bere affatto.

Le ricerche effettuate in un ospedale della città finlandese di Kouvola mostrano che un terzo dei 217 ciclisti trattati in ospedale in un periodo di due anni era sotto l’influenza dell’alcool. La percentuale di ciclisti che bevono e guidano è solo una parte del problema; è importante considerare anche il tipo di infortunio che subiscono di conseguenza. Mentre solo un terzo dei ciclisti sobri subisce un trauma cranico, nel caso dei ciclisti ubriachi il numero sale al 67%. Chi si mette in sella ad una bici dopo aver bevuto può facilmente dimenticarsi di indossare il casco, con gli effetti che questo comporta.

Bambini in bicicletta soli nel traffico 

Nonostante gli effetti positivi del ciclismo sullo sviluppo fisico dei bambini, le statistiche relative all’utilizzo della bici per andare a scuola sono chiare. Secondo uno studio di sicurezza condotto da Allianz, il rischio è sette volte più alto per il ciclismo rispetto agli spostamenti a piedi o in autobus. A causa della loro bassa statura, i bambini hanno una visione più limitata della strada e del traffico rispetto agli adulti. Non sono in grado di stimare correttamente la velocità dei veicoli che li circondano e, come sottolinea Christian Weishuber, esperto di sicurezza stradale di Allianz Insurance Company, i bambini hanno una minore capacità di concentrazione e possono facilmente distrarsi.

Detto questo, non è necessario rinunciare definitivamente alla bici per raggiungere la scuola. Gli esperti consigliano ai genitori di aiutare i loro figli a scegliere un percorso sicuro e a seguirli personalmente più volte prima dell’inizio dell’anno scolastico, al fine di individuare punti potenzialmente pericolosi e, se necessario, trovare deviazioni più adatte. È anche consigliabile testare le conoscenze dei più piccoli sul traffico e sulle indicazioni stradali. Se più bambini si spostano verso la stessa scuola, è meglio farli andare in bicicletta tutti assieme. In questo modo, i più grandi e più esperti saranno in grado di controllare i più piccoli. Un’altra buona soluzione potrebbe essere quella di organizzare sui social network un gruppo di genitori per sorvegliare i bambini.

Telefonare mentre si pedala 

Alcune persone passano la maggior parte del tempo attaccate ai loro telefoni, quindi non sorprende che gli smartphone vengano utilizzati in modo eccessivo e improprio anche dai ciclisti, magari mentre stanno pedalando. Gli effetti dell’uso del telefono sul comportamento dei ciclisti sono stati studiati dalla Facoltà di Scienze Comportamentali e Sociali di Groningen, nei Paesi Bassi. A 24 persone è stato chiesto di gestire, mentre stavano pedalando, una vasta gamma di compiti: dall’invio di messaggi all’utilizzo del display per fare telefonate o ascoltare musica sul proprio telefono.

Di conseguenza, tutti i partecipanti hanno iniziato a perdere velocità, a procedere in modo meno prevedibile e a occupare la parte centrale della strada, deviando bruscamente la loro traiettoria. Non sorprende che l’83% dei ciclisti che ascoltavano musica non abbia sentito le istruzioni o i segnali che li avrebbero indotti alla frenata.

Se un capitano di un Airbus A380 decide di riposare durante un volo sopra l’Oceano Atlantico, può inserire il pilota automatico e far supervisionare il volo al suo collega più giovane. Tutto questo in bici non è possibile. Quando si pedala, la cosa più importante è stare attenti agli altri veicoli e controllare la strada.

Parlare al telefono mentre si guida è molto pericoloso. © Profimedia, Depositphotos Inc.

Improvvisi cambi di direzione

Alcuni ciclisti non hanno idea di quanto possano essere imprevedibili per gli altri utenti della strada. I conducenti d’auto dietro di loro cercano sempre di prevedere in che direzione si muoveranno. Deviazioni e cambi di direzione improvvisi sono tra le più comuni cause di incidenti tra un’auto e una bicicletta.

Un ciclista deve sempre monitorare la sua traiettoria e il traffico dietro di sé. Gli autisti, d’altra parte, dovrebbero tenere conto che la distanza minima da mantenere durante il sorpasso di un ciclista è di 1,5 metri.

In bicicletta senza casco 

Uno studio del gruppo Allianz mostra che oltre il 40% di tutte le collisioni tra una bicicletta e un’automobile comporta gravi lesioni alla testa e al cervello. Se un ciclista non indossa un casco al momento dell’incidente, il rischio di subire danni al cervello aumenta fino a due volte. Tuttavia, la ricerca dimostra che non è solo l’incidente con un’auto a rappresentare una minaccia per i ciclisti. Fino a un terzo di tutti gli incidenti ciclistici fatali o con gravi lesioni sono causati da altri tipi di cadute e collisioni. Stranamente, nei vari paesi del mondo non c’è un’opinione condivisa sull’obbligatorietà dell’uso del casco.

Francia, Italia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, ma anche India e Hong Kong non richiedono il casco come equipaggiamento obbligatorio. D’altra parte, indossare un casco quando si è in bici è imposto dalla legge in gran parte degli Stati Uniti, in Corea del Sud e in Giappone, dove i bambini devono proteggere la testa fino all’età di 13 anni. In Austria, il limite di età è di 12 anni. La Repubblica Ceca richiede l’elmetto come equipaggiamento obbligatorio fino all’età di 18 anni.

In Germania solo il 10% dei ciclisti indossa il casco e questo ha innescato una discussione pubblica per richiedere una legge che ne rendesse obbligatorio l’utilizzo. Questa idea è stata abbandonata perché una ricerca ha messo in evidenza come l’uso obbligatorio del casco avrebbe causato una diminuzione significativa del numero di ciclisti.

Il casco è sempre indispensabile

Per eliminare il più possibile le tragiche conseguenze di un incidente tra un’auto e un essere umano, l’approccio alla costruzione di nuove auto è stato completamente rivisto negli ultimi anni. Tutte le parti coinvolte nella collisione tra un’auto e una persona, come la maschera frontale o il cofano motore, hanno subito modifiche costruttive. Le auto hanno delle componenti deformabili e materiali più morbidi per essere meno dannose per l’uomo. Nella loro ricerca per aumentare la sicurezza, le case automobilistiche hanno apportato alcune modifiche anche ai tergicristalli.

Il confine tra parabrezza e tetto rimane comunque un punto critico.
“In caso di gravi incidenti ciclistici, la causa della morte non è principalmente la collisione con la macchina stessa, ma il successivo impatto sul terreno in cui il ciclista può urtare violentemente un cordolo o un altro ostacolo duro”, afferma Robert Šťastný del reparto ricerca sulla sicurezza del traffico di Å KODA AUTO. Nonostante lo sviluppo di sistemi di assistenza alla guida, in grado di rilevare un ciclista e fermare il veicolo per evitare collisioni, un casco è ancora il fattore più importante nel limitare la gravità delle conseguenze di un incidente.

Rotaie, ponti e altri pericoli

Ogni città ha le sue specificità, ma alcuni luoghi possono essere generalmente considerati meno sicuri. Diverse università belghe hanno esaminato i luoghi più comuni in cui si verificano incidenti e cadute di biciclette. La loro ricerca mostra che i luoghi più pericolosi da percorrere sono:

• rotaie e binari
• ponti
• incroci trafficati
• strade vicino a centri commerciali
• strade percorse da camion

Le rotaie del tram sono insidiose perché le ruote della bici possono incastrarsi facilmente nei loro solchi, causando una caduta. I camion rappresentano una minaccia perché i conducenti sono seduti in alto, sopra il livello di guida delle biciclette, e sono circondati da molti punti ciechi in cui non possono vedere il ciclista. Se un camion o un autobus sono nelle vicinanze, sii due volte più prudente ed evita azioni rischiose o imprevedibili, poiché è probabile che l’autista non sia in grado di notare il tuo improvviso cambio di direzione.

Pedalare vicino alle automobili parcheggiate

Essere colpiti da una portiera aperta all’improvviso è una delle cause più comuni di lesioni da ciclismo. I conducenti non controllano gli specchietti retrovisori quando scendono e i ciclisti spensierati si avvicinano con troppa leggerezza alle auto parcheggiate. C’è un alto rischio nel comportamento di entrambe le parti e le conseguenze sono spesso fatali.

Infatti il telaio della portiera è una delle parti d’auto peggiori da urtare. “Con tutti i modelli di auto Å KODA, ci concentriamo molto sulle soluzioni relative a situazioni in cui un uomo colpisce la parte anteriore della vettura. Sfortunatamente, non è possibile adottare misure simili nel caso dei telai delle portiere”, spiega Robert Šťastný. Tuttavia, Å KODA non sottovaluta il rischio di collisione con lo sportello aperto. Nel prossimo futuro, questo problema potrebbe essere risolto dai radar che monitorano i punti ciechi durante il sorpasso. Questa tecnologia informerebbe l’autista della presenza di un ciclista proveniente da dietro, avvertendolo di non aprire la portiera troppo velocemente.

L’ufficiale di polizia Jan Straka ha un consiglio per chi usa l’auto. Oltre alla tradizionale pratica di controllare lo specchietto prima di aprire la portiera, raccomanda anche di aprirla con la mano lontana, cioè la mano destra per le auto con il volante sul lato sinistro. Questo trucco, noto anche come Dutch Reach, costringe l’autista a girarsi, permettendogli di guardare indietro, e questo riduce il rischio di trascurare un ciclista in arrivo.

Cateye Rapid X2 Kinetic

Come possono fare i ciclisti per prevenire questo pericolo? Devono prestare molta attenzione al traffico. Se vedi una macchina fermarsi sul ciglio della strada, c’è un’alta probabilità che qualcuno possa scendere. Stai attento alle macchine che si fermano davanti a te e non aver paura di usare attentamente l’intera corsia. Se necessario, rallenta.

Pedalare nel buio

I ciclisti che durante le ore più buie pedalano indossando gilet di sicurezza fosforescenti hanno una maggiore probabilità di non avere incidenti rispetto a chi pedala con dei vestiti scuri. In questo caso l’estetica deve passare in secondo piano: la sicurezza viene prima di tutto.

La nostra selezione di luci per biciclette

L’influenza del colore degli abiti sul tasso di incidenti è stata studiata dall’università di Aalborg, in Danimarca, in collaborazione con la polizia locale. Non è stato un esperimento minore, ma un progetto di due mesi su 6.793 ciclisti. I volontari sono stati divisi in due gruppi. Durante il giorno, un gruppo ha pedalato con degli abiti normali. All’altro gruppo, invece, sono state fatte indossare delle giacche gialle di sicurezza. I risultati hanno confermato ciò che probabilmente sai già. I ciclisti vestiti con giacche gialle hanno avuto il 47% di incidenti in meno rispetto ai partecipanti dell’altro gruppo. Il numero di incidenti che hanno coinvolto un veicolo a motore è stato addirittura inferiore del 55%. Se vuoi sopravvivere in bicicletta, devi essere visibile. Le statistiche sono chiare su questo.

Nonostante tutti i rischi, il ciclismo sta diventando sempre più sicuro

Anche se l’utilizzo della bicicletta comporta molti rischi potenziali, la ricerca suggerisce che i vantaggi di questo mezzo di trasporto superano i suoi svantaggi. Un approfondimento scientifico su questo argomento è stato offerto da una ricerca universitaria danese. Secondo i risultati, il numero di ciclisti in Danimarca è aumentato del 10% negli ultimi vent’anni. Allo stesso tempo, il numero di incidenti ciclistici è inferiore del 55% rispetto al 1998. Questa tendenza è ancora più evidente nella capitale Copenaghen, dove il traffico ciclabile è aumentato del 30%, mentre il numero di infortuni è diminuito del 33%.

Lo studio mette anche in evidenza come i ciclisti regolari abbiano una probabilità 21 volte superiore di migliorare la loro salute rispetto alla possibilità di farsi male.

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