Introdurre su We Love Cycling per la centesima volta il Tour de France, la “Rolling Stones” delle gare di ciclismo di cui anche coloro che rinnegano le due ruote hanno sicuramente sentito parlare, è un po’ ironico. Quindi non lo faremo. Se volete conoscere tutta la storia, le statistiche, i numeri, le rose dei partecipanti, le tappe e molto altro ancora, vi basterà una breve ricerca sul web.

L’aspetto del Tour di cui invece vorremmo parlarvi è un aspetto sfuggente e intangibile, ma non per questo meno reale.

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Mentre molto è stato (e verrà) detto e scritto sui corridori, le loro squadre, gli allenatori, i nutrizionisti, i cicli del sonno, i massaggiatori, le flotte di auto dei team ed ogni altro aspetto del professionismo della gara, ecco che salta fuori l’articolo imprevisto dedicato ai fan.

La partecipazione di persone “in trasferta” potrebbe sembrare scontata (ogni grande spettacolo è destinato ad attrarre la folla) ma, se avete assistito almeno una volta a Le Tour in prima persona, sapete bene che si tratta di qualcosa di completamente diverso. Istantaneo cameratismo, sentimento di appartenenza ad un gruppo di perfetti estranei, sincera e caotica unità: chiamatelo come preferite, ma la parola che unisce gli spettatori che seguono ogni singola tappa in diretta alla TV o davanti allo schermo di un computer, è una sola: famiglia.

Gli spettatori sul posto, che spaziano da bambini ad appassionate nonnine, si ritrovano ogni anno con un senso di fremente impazienza, gli occhi sbarrati in cerca dei loro eroi in mezzo alla folla in LYCRA colorata che ronza dietro la linea di partenza della tappa, quasi come se a gareggiare fosse un loro parente. Indipendentemente dal fatto che il vostro beniamino sia Peter Sagan, Vincenzo Nibali, Geraint Thomas, Jakob Fuglsang o Nairo Quintana, nessuno contesterà la vostra scelta e, se lo farà, sarà soltanto per scherzare. Tutti tifano per l’emozione della gara in sé allo stesso modo in cui fanno il tifo per i “propri” corridori. Lo spettacolo della determinazione più pura, dell’eccellenza e delle prestazioni è affascinante da guardare e questo è ciò che lega tra loro tutti i tifosi, dando vita ad una famiglia fuori dal comune di circa 12 milioni di membri – e si parla soltanto del numero medio di chi segue l’itinerario di gara. Secondo gli organizzatori, l’incredibile cifra di 3,5 miliardi di spettatori in 190 Paesi si sintonizza ogni anno a guardare La Grande Boucle (francese per “The Big Loop”).

Non è obbligatorio essere un appassionato di ciclismo su strada: se amate lo spettacolo e il trambusto che inevitabilmente circonda la più grande gara ciclistica del mondo, allora vedere dal vivo il Tour de France diventerà un’avventurosa vacanza in “famiglia”. Durante le tappe potreste accorgervi di piccoli insediamenti che spuntano qua e là, griglie che vengono accese e campeggi che si popolano…non c’è da meravigliarsi! Vi piacerebbe partecipare ad un evento unico a livello mondiale e ammirare contemporaneamente le meraviglie della natura francese? A noi sicuramente sì!

Il Tour de France è un evento molto più adatto alle famiglie di quanto ci si potrebbe aspettare guardandolo in televisione. Certamente i francesi stessi usano Le Tour come scusa per festeggiare – da neonati ad anziani, spettatori su sedie a rotelle e fan di ogni tipo, tutti si riuniscono per mostrare il loro sostegno alla maglia gialla e al peloton. Ci sono pochissimi intoppi e un grande numero di polizia che vigila, ma poiché la gara si sviluppa su lunghe distanze, le folle sono abbastanza gestibili.

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