Negli ultimi anni abbiamo visto arrivare ai massimi livelli la carriera del fotografo Jan Kasl, diventato famoso per i suoi scatti nel settore del mountain biking. Jan lavora per molti clienti commerciali ed editoriali, tra cui la Red Bull Content Pool, e le sue foto sono state pubblicate in molte riviste di sport all’aperto e d’azione. Siamo fieri di averlo con noi come collaboratore, e lo abbiamo incontrato per parlare del suo affascinante lavoro.

Cosa ti ha spinto a interessarti alla fotografia?

Sorprendentemente non sono stati i miei genitori a spingermi in questo settore, come è successo a tanti dei miei colleghi e amici. Tutto ebbe inizio quando un giorno mi unii  a un grande gruppo di snowboarder. Avevamo bisogno di foto e di farci pubblicità sui media. Ero il meno esperto della squadra, quindi mi assegnarono il compito di fotografare gli altri. Dopo un po’ iniziai a prenderci gusto; una mia foto di uno snowboarder che jibbava lungo un corrimano fu addirittura premiata.

Decisi così di continuare e iniziai la mia carriera di fotografo sportivo.

Come sei arrivato a scattare foto di mountain biking a livello professionale?

Un paio d’anni fa incontrai Martin Vrbicky e Stepan Romanov della Fullface Production. Erano molto interessati al mondo dello sci e della mountain bike. All’epoca stavano girando il film Spectrum, che parlava appunto di mountain bike. Divenni un membro del team e iniziai a scattare fotografie per il progetto. Il primo ciclista che scelsi come soggetto delle mie foto fu la leggenda del freeride Richard ’Gaspi’ Gasperotti, della Repubblica Ceca, che partecipò quattro volte alla Red Bull Rampage.


Cosa ti piace  del lavorare nell’ambito del MTB rispetto ad altri sport?

Rispetto agli sport invernali, mi piace il fatto che i ciclisti vanno in mountain bike nelle stagioni calde: le uniche cose che devo preparare sono la mia macchina fotografica e le attrezzature necessarie per scattare delle belle foto. Anche se, a dire il vero, a gennaio ho lavorato per la realizzazione di un catalogo per le Ghost Bikes, nelle Alpi del Sud Tirolo. Quella parte del bel paese la chiamo la “finta Italia”: invece di portarti una pizza e parlare in italiano, ti servono cotolette con patate e ti rispondono in tedesco. Un giorno ci svegliammo molto presto per scattare delle foto all’alba, e la temperatura era di 15 ºC sotto zero. Non sto scherzando! I bei giorni del mountain biking facile sono finiti.

Cosa porti con te quando vai in pista a scattare foto con gli amici?

Sono famoso perché mi porto sempre dietro attrezzature molto pesanti, tra cui dei flash giganteschi. I miei amici mi prendono in giro e dicono che sembro un albero di Natale polacco. In passato ero il classico fotografo che arrivava in macchina, raggiungeva a piedi la zona del salto, preparava la scena e scattava una foto. Tutto qui. Ero contento quando riuscivo a fare una foto perfetta per ogni sessione. Ma nel tempo le cose sono cambiate. L’ultima volta presi la mia attrezzatura enorme e percorsi quindici chilometri in bicicletta per accompagnare gli altri lungo il percorso. In futuro ho intenzione di organizzare sempre più viaggi e documentari d’avventura invece dei classici photo shoot pre-allestiti.

Una domanda che vorrebbero farti tutti quelli che hanno scattato foto insieme a te: quanto pesa la borsa della tua macchina fotografica?

Adoro i miei enormi flash. Il peso totale delle macchine e degli obiettivi è pazzesco. Già due anni fa mi chiamavano Mr. Flash al Nine Knight per biker freestyle di Livigno, proprio per la mia ossessione di usare il flash per ogni scatto.


Ho sviluppato un metodo straordinario, che unisce flash e tempi di esposizione elevati, impossibile da eseguire un paio d’anni fa. Per questa tecnica utilizzo degli appositi flash portatili. All’inizio dovevo addirittura girato la macchina sotto sopra, che poteva apparire un po’ strano agli occhi di chi mi guardava. Sembravo il fotografo dilettante più stupido al mondo, ma ero soddisfatto delle mie foto e per me contava solo quello. Spero che i miei scatti abbiano fatto cambiare idea a chi mi prendeva in giro. In generale, tuttavia, i flash si usano sempre meno negli sport estremi.

Hai mai ricevuto qualche riconoscimento o premio speciale per le tue foto?

Sto lavorando come fotografo per la Red Bull Media House. La maggior parte dei premi li ho vinti con gli scatti di Tomas Slavik, il biker ceco sponsorizzato dalla Red Bull. È stato due volte campione del mondo nel Four Cross. Una sua foto scattata da me ha vinto il premio come miglior foto promozionale dell’anno alla fiera dello sport ISPO di Monaco.

Poi c’è la famosa foto di Tomas di Bali, che adesso non ne posso più di guardare: negli ultimi tre anni è stata pubblicata praticamente ovunque.

L’anno scorso ho scattato una foto di Tomas in Cile, dichiarata foto del mese alla Red Bull Photo Pool.

Qual è stata la destinazione per mountain biking più bella in cui sei stato ultimamente?

Dev’essere per forza la destinazione di un viaggio fatto per scattare foto di ciclisti? Perché il luogo più stupefacente in cui abbia mai scattato fotografie sono le isole Lofoten in Norvegia. Presi parte all’Unstad Arctic Surf Camp a dicembre dello scorso anno. Il tempo era orribile, pioveva in continuazione, l’acqua era ghiacciata ma l’atmosfera che ci circondava era incredibile.

Adesso mi dedico molto alla fotografia subacquea. Per un periodo ho trascorso più di due ore al giorno tra onde gelate. Per quanto riguarda la bicicletta, invece, ricordo di essere stato in moltissimi paesi meravigliosi e paesaggi stupefacenti in Marocco, a Bali e nella Columbia Britannica.

In alcuni posti hai scattato foto in più di un’occasione. Trovi che stia diventando difficile trovare nuove prospettive e angolazioni nei luoghi per mountain bike più fotografati al mondo?

Ho sempre cercato di pensare a cose pazzesche, ad esempio a come creare una cascata di fuoco con della lana d’acciaio nella ruota posteriore della bici di Tomas Zejda. Con questa tecnica  si ottengono risultati sorprendenti, ma può essere molto pericolosa perché comporta la presenza del fuoco durante lo scatto. Una volta Tomas stava per bruciarsi sul serio, quindi abbiamo preferito abbandonare l’esperimento.

Qual è l’ora del giorno/la luce che preferisci per scattare foto?

Cerco sempre più spesso di scattare foto abbinando luce naturale e flash. Uso dei flash molto potenti, con cui posso ottenere delle belle foto completamente saturate, indipendente dalla luce o dall’ora in cui scatto. Ma come gli altri fotografi preferisco il tramonto, perché non devo alzarmi presto e la luce è fantastica.

Qual è il ciclista con cui preferisci lavorare e perché?

Ho trascorso la maggior parte del tempo con Tomas Slavik, Tomas Zejda e Michal Marosi.

Vai in bicicletta? Che tipo di bici hai e quanto incide nel modo in cui vedi lo sport attraverso l’obiettivo?

Le mie abilità di mountain biking sono molto simili alla mia capacità di usare lo snowboard. Non ce l’ho neanche una bicicletta. I miei amici Martin e Stepan della Fullface Production mi prendono sempre in giro, anche se non sono poi così male. So andare in bici senza le rotelle! Lavoro molto per il marchio tedesco Ghost Bikes. I ragazzi spesso mi prestano delle belle bici quando ne ho bisogno. L’ultima volta mi hanno promesso di regalarmene una tutta per me, e adesso non vedo l’ora di averla.

Che consiglio daresti ai fotografi che vogliono scattare una bella foto di mountain biking?

Suggerirei di non perdere del tempo a cercare consigli e trucchi sul web. È molto meglio uscire con la propria macchina fotografica e cercare di dare il massimo. La teoria va bene, ma è la pratica a renderci dei veri maestri.

Vai su www.instagram.com/jankaslphoto per vedere altre foto di Jan.

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