Il cinema, la letteratura, lo sport, i media e la pubblicità lo ripetono spesso: non arrenderti. Sui social network esistono pagine, gruppi o addirittura profili che ci esortano a tenere duro e a resistere con tenacia di fronte alle sfide di ogni giorno. Resilienza, caparbietà, determinazione, “never give up” sono concetti e parole che quotidianamente compaiono in bacheche, commenti, hashtag, dibattiti online e non. Insomma, le buone premesse e gli inviti a non mollare mai, in qualsiasi ambito, di certo non mancano; ma in quanti riescono a trarre davvero beneficio da questi incoraggiamenti virtuali? Già, perché la realtà è un’altra cosa. Un conto è dire “Coraggio, resisti!”, e un altro è misurarsi, con fatica e dolore, con tutte le avversità che la vita ci propone. E in questi casi si scopre che una semplice frase di incitamento, magari scritta o pubblicata per ottenere qualche like in più, sia ben poca cosa, anche perché queste esortazioni spesso vengono scritte o pronunciate da chi ce l’ha fatta, come uno sportivo di successo, una star del cinema o un noto uomo d’affari. Però esistono anche delle storie diverse, magari meno patinate, ma di sicuro più significative. Delle storie legate ad un insuccesso o ad una delusione che ci possono comunque insegnare qualcosa di positivo. Perché a volte mettercela tutta può non bastare a ottenere quello che vogliamo, ma vale comunque la pena farlo, come insegna questa storia…

Eric Larsen è un avventuriero americano di origini scandinave, guida turistica di spedizioni, che ha trascorso gli ultimi 15 anni della sua vita nelle parti più remote e selvagge del pianeta.

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Nel 2006, Eric e il suo amico Lonnie Dupre sono stati i primi uomini sulla terra a completare la spedizione estiva al Polo Nord. Nel periodo in cui il ghiaccio si scioglie, è molto pericoloso transitare in questa zona e i due temerari lo hanno fatto utilizzando delle canoe appositamente modificate. Tre anni dopo, Eric, per la prima volta nella sua vita, ha raggiunto il Polo Sud. Da allora, si è perdutamente innamorato di questa terra ostile e ha iniziato a ripetere le sue visite con una certa frequenza. Oltre a questo, Eric è tra i pochi americani che hanno sciato su entrambi i poli, solo per citare uno dei tanti record che detiene.

Dopo altre spedizioni, Larsen ha avuto un’idea completamente nuova: perché non andare al Polo Sud in bicicletta? Quella che sembrava un’idea folle si è trasformata nel primo tentativo, effettuato nel 2012. In teoria, non sembrava impossibile. Più o meno, si trattava solo di pedalare verso il Polo Sud sperando che tutte le sensazioni corporee relative ai 40 gradi sottozero fossero soltanto delle allucinazioni. Ma non è andata così.

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Dopo trecento chilometri e molti giorni difficili, Eric si è dovuto fermare senza aver concluso la spedizione. Il fallimento si è rilevato ancora più cocente quando lo stessa impresa è stata realizzata da un altro appassionato di bicicletta: l’americano Daniel Burton, che due anni più tardi ha raggiunto il Polo Sud in bici.

Eric ha così deciso di organizzare una seconda spedizione al Polo Sud in bicicletta, nonostante il primato fosse già stato realizzato. Nel gennaio 2016, è sbarcato in Antartide con il suo cliente Yoshi per un altro tentativo. I primi giorni li hanno trascorsi presso l’Union Glacier Camp, l’unico campeggio presente sul continente. Tutto l’equipaggiamento necessario è stato trasportato dal vecchio ma immortale Ilyushin Il-76, un aeromobile sovietico prodotto nel 1974. Dopo alcuni giorni di test con le loro bici Trek Farly, i ragazzi hanno preso un altro aereo che li ha portati al punto di partenza della loro spedizione.

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I due hanno iniziato il loro percorso con tutti i bagagli caricati sulle slitte. In ogni direzione, si sono trovati circondati dalla neve. Se in quasi tutto il mondo si è abituati a continue distrazioni visive, al Polo Sud il paesaggio è tutto uguale. “Prima o poi, ti trovi faccia a faccia con te stesso e per alcuni può essere davvero spaventoso”, ha scritto Larsen nel suo diario.

In Antartide, una delle cose sorprendenti è che il campeggio è abbastanza pratico e confortevole, e questo grazie al clima secco. Una volta montata la tenda, la temperatura al suo interno è sopra lo zero. In ogni caso, esperienze come questa non sono certo una passeggiata.
Ogni mattina Eric e Yoshi impiegavano due ore per preparare l’attrezzatura necessaria a pedalare e oltre un’ora per il riscaldamento dei muscoli.
In più, con il clima così freddo e secco, la neve rendeva difficile lo scorrimento delle slitte trainate dalle bici.

Fortunatamente, questa era solo una breve spedizione senza ambizioni competitive. I ragazzi volevano solo divertirsi e portare a termine la loro missione. Hanno seguito un percorso battuto delle motoslitte, che ha reso la pedalata più fluida ed efficiente. È stato solo necessario evitare le aree con tratti ricoperti di neve fresca in cui si sprofondava con le ruote. Seguendo il sentiero in direzione sud, orientarsi non è mai stato un problema.

Con bel tempo e temperature tra i -30 e i -40 °C, i due ciclisti hanno raggiunto la stazione di Amundsen-Scott South Pole dopo sette giorni di intense pedalate. L’impresa è stata celebrata con una bottiglia di birra e con delle foto di rito sotto l’insegna del Polo Sud.

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